UNA SEDIA COME SET

coste bietole colorate su una sedia

L’ho fatto ancora!
Quando uso una sedia come set mi ritorna in mente una vecchia storia.
All’ inizio dell’anno scorso, dato che con la mia bicicletta ero di strada, ho fatto una improvvisata, e sono andato a trovare una coppia di cari amici. Nello studio che condividono, anche professionalmente ( lei è restauratrice e lui fotografo ), ogni oggetto ha una storia ed ogni volta che ci passo rimango affascinato dalla “raccolta” vintage in uso, di pezzi  selezionati, dove ognuno rappresenta un incontro. In quella occasione con C., la mia amica, il discorso, che tra noi spesso si porta sulle cose belle che si potrebbero fare coi nostri lavori, ci portò ad immaginare un servizio fotografico che usasse le sue belle sedie di design come set per fotografie di cibo. Ogni sedia ha un suo carattere e stimola situazioni da mettere in scena, ed ogni situazione avrebbe avuto il suo accompagnamento gastronomico. Con lei ho sempre una fervida discussione progettuale, immaginifica e in definitiva sognante, ma, data l’esiguità del tempo di cui dispongo per lavorare a progetti personali, tra me e me, mi domandai se sarei mai riuscito a mettere su pixel i nostri progetti. Ci lasciammo con un buon proposito.
Più tardi durante l’anno Conad mi chiese una copertina sulle castagne, anzi metà di una copertina per il numero di Bene Insieme di Ottobre, 1.500.000 copie di tiratura.
Il layout della copertina dell’anno scorso è diviso in due foto che poi venivano messe in gara sulla pagina Facebook di Conad. La fotografia di un cesto di castagne posato su una sedia occupava la metà di destra.. Mi ricordai allora della mia amica e delle sue sedie e Laura, che in studio si occupa della ricerca oggetti ( trovarobing ) la chiamò, per chiederle se ci potesse dare una mano con la sua collezione.
Qui accade un misunderstanding tale che ancora fatico a capacitarmi.
La sua risposta fu un po’piccata: “Ma come, hai svenduto il nostro progetto alla prima occasione?” ( sintesi )
Ebbi il mio daffare a risponderle che non era nelle mie facoltà evitare che i clienti scegliessero una sedia come elemento del set. La creatività era della agenzia e noi in questo caso eravamo esecutori tecnico-artistici senza responsabilità sulla scelta del soggetto che segue logiche stagionali e di mercato e che un art director ha pensato in funzione di ripetuti briefing, riunioni e telefonate.
Mi spiacque che lei abbia pensato ad una mia malafede, ma tant’è, me ne feci una ragione. Avevamo una sedia in casa che ci sembrava adatta alla situazione e…vinse il casting.
Da allora però non fotografo su sedie, me ne sono reso conto nel tempo. Ma venerdì l’ho rifatto.
Per le tecniche di Sale e Pepe non volevo essere ripetere ancora la ripresa in pianta e la scena che avevo in mente era situata in un orto dove le verdure appena colte vengono appoggiate su di una sedia già un pò scrostata, quella che sta sempre fuori, all’aperto ed alla quale stanno appoggiati il rastrello e la scopa di saggina, Il falcetto e i guanti da lavoro, e la ho trovata da Giacomo, un mio vicino di studio. Ero andato a sbirciare da lui ed era lì che sembrava mi aspettasse.
Quindi eccoci sul set.
Un attimo. In realtà all’Arci Bellezza, al giovedì a mezzogiorno c’è un mercatino di verdure e formaggi a km zero molto interessante. Ho visto delle bellissime coste dal gambo rosso ed un altra varietà dal gambo arancio e mi son detto : queste me le mangio, ma prima le fotografo.
Per cui, l’indomani, sono arrivato in studio un po’ prima del solito ed ho iniziato a disporre il set e le luci. Il fondo che mi sembrava appropriato era un pò striminzito ma San Digitale mi consente di fotografarlo più volte sul set, cambiandone la posizione per poi coprire tutto lo spazio del fotogramma. E quindi sono tranquillo. Dovevo fare un po’in fretta perchè, più tardi, con Livia Sala, home economist o foodstylist ( a seconda del cliente ), avrei avuto una giornata piena: una apertura di servizio, una quindicina di passaggi, gli still life delle verdure e le tre ricette nello stesso scatto, in pianta nella quarta pagina.
Alla fine tutto indaffarato sul set la sento arrivare alle mie spalle.
Buongiorno! Ma guarda…anche lei ha acquistato le stesse coste, coi gambi rossi ed arancioni. La mia immagine però era già composta, ma come sempre Livia riesce ad aggiungere qualcosa, a dare un suo tocco nella disposizione, e lo scatto è fatto.
Un non commissionato, perbacco!
Ad un fotografo di cibo fortunato come me capitano anche stagioni di grande impegno dove non riesco ad alzare la testa dal mirino e dal monitor.
Devo confessare che in questa situazione a volte di stress da lavoro, e da consegna, non giova la considerazione, magari notturna, ancora in studio io e Photoshop ( un amico ), di un rosso in banca duraturo, causa lentezza dei pagamenti ed anticipi del 100% di tasse novembrine ( = niente assistenti, niente investimenti ). Ma questa è un altra, purtroppo solita, storia.
Ma un non commissionato era tempo che non mi capitava! Lo festeggio con questo post del blog: un veloce backstage sugli incidenti della vita di studio.
come test al servizio che saremmo andati a comporre in giornata. Uno scatto quasi rubato.
Per la apertura del servizio commissionato da Mondadori Livia ha poi tirato fuori, oltre alle lattughe che sono i personaggi ed anche le interpreti, un tessuto fiorato da usare come sfondo della fotografia, che aggiungeva un sapore da “ Ogni cosa é illuminata ” ( se avete visto il film o letto il libro – consiglio entrambi ). Alla redazione oggi farò avere entrambe le versioni con la curiosità di sapere quale delle due il direttore Laura Maragliano sceglierà per il numero di Sale e Pepe di Aprile.
Staremo a vedere…ma intanto scrivendo il post mi è ritornata la voglia di sentire C. Ho una proposta da farle.

 

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