TU VUÓ FÁ L’ITALLIANNO…

image by maurizio lodi ubik.

…ma siinnato a Nashevíll !
Recentemente la tendenza internazionale per quanto riguarda gli chef ha subito una brusca redefinizione.
Il tipo simpa, scaltro, giovane, casual e belloccio alla Jamie Oliver ( ormai sui 40 ) soffre la concorrenza di tipi piú rudi come questo chef di Nashville, Tennessee , Brandon Frohne,  che si presenta al campionato mondiale di cucina a Las Vegas con l’aplombe di un gladiatore: brutto, sporco e cattivo. Una evoluzione del maschio ai fornelli che é inarrestabile e che fa dimenticare i vecchi bistecconi snob dell’alta cucina di un tempo. Ariete in una sua campagna nazionale prende la palla al balzo ed il suo cuoco mediatico, Simone Rugiati ( anche in tv, Coca cola, Cucina Moderna ), un pó trasandato ha una maglietta con la scritta “morgue” ( obitorio ) : un sex symbol ( vedere i commenti femminili sulla sua pagina FB ) che cucina e fa figo.
Ma non é l’unico trend evidente. Se si gira sul web, e sui food blog, la prepotenza della cucina italiana, dei cibi della dieta mediterranea é pervasiva. Italiano é forse anche certo retaggio : chef maschio ( pubblico ) e food blogger donna ( casa e chiesa ). É tutto un fiorire di “zucchini”, “asiago cheese”, “pesto”…Anche le istituzioni come Martha Stewart Living pubblicano una scuola per fare le orecchiette meglio della nonna puglies. Donna Hay é un fiorire di roasted tomato and chili tuna pasta e garlic chili and olive oil ( ajo ojo e peperoncino )
Tutto l’immaginario culinario é tornato al rustico, al fatto in casa.
A volte talmente rustico da sollevare obiezioni riguardo alla igiene. Le luci naturali fino ad essere brutte ( quando il fotografo fa tardi e non c’é piú …la luce ). La cucina é declinata come piacere e tempo per se stessi, per gli amici, pausa rigeneratrice dall accelerato stress quotidiano e dal fast food obbligatorio.
In questo universo internazionale non c’é un nome italiano , se non immigrato da quattro generazioni, né fra chi cucina ,né fra chi scrive, né fra chi fotografa. Il fatto mi ha impressionato.
Sto pensando se non sia il caso di prendere qualche lezione di inglese e farsi avanti. Intanto, per eclettismo, posto una galette di chevre e noci assaggiata a Saint Martin de Re, allacreperie dell’Ilot, presso La Rochelle in Francia atlantica.

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