TESTIMONI DELLA STORIA

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Il cuoco stellato ci accolse nel suo ufficio, non nel ristorante, né tantomai nella saletta con vista sulla cucina. Lungo il viaggio ci eravamo però premurati di fermarci a mangiare in trattoria, per non metterlo in imbarazzo, e cosí al nostro arrivo, dopo cena, riuscimmo a non farlo sentíre neanche in obbligo di offrirci un amaro. Eravamo due giornalisti, marito e moglie, e due fotografi, soci, in missione per conto di un editore di una certa importanza per un progetto importante ed innovativo. In cinque in piedi nell’ufficio. Noi fotografi avevamo giá fatto un sopralluogo due settimane prima. Vedendoci non esattamente in abiti di gala, il figlio dello chef ci aveva accolto con fumosi discorsi che alludevano al fatto che meno di 300 euro non avremmo speso, si trattava di cucina creativa. Ma eravamo lí per lavoro e appena fummo in grado di spiegarci gli animi si erano rasserenati. Furono i giornalisti quindi ad iniziare il discorso e andarono subito al sodo: si trattava di progettare un libro di un certo spessore e di una certa ambizione, che tra l’altro avrebbe avuto una distribuzione a dispense con numeri di prima grandezza.  Le domande erano a proposito di chi avrebbe scritto i testi, su come si sarebbero tenuti in contatto con la redazione e sviluppato il lavoro insieme. Il celebre chef rispose che si era giá organizzato e aveva individuato la persona, una sua amica giornalista, che avrebbe svolto il lavoro di dare forma leggibile ai suoi pensieri e che avrebbe svolto il lavoro sotto la sua direzione. Unico problema l’acquisto di un computer portatile con il quale sarebbe stato possibile avviare e portare a termine l’opera. Il computer aveva un certo costo e il disappunto per il fatto di non aver previsto tale spesa e che essa non fosse anticipata dall’editore, si esprimeva nelle parole concitate dello stellato nell uso del dialetto romanesco. Rivolto alla signora disse allora una frase che é rimasta nella storia delle nostre esperienze professionali e lavorative, ed in assoluto al top per la categoria primi contatti: ” … e questo compiùte signó…alla fine, che ce faccio?…me lo batto sui cojooni?”
Fu allora che i due fotografi si voltarono e iniziarono a ridere senza potersi fermare. Per chi li avesse visti di schiena il sobbalzare delle spalle sarebbe risultato sospetto, una eventuale foto mossa.

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