OUTING DI NATALE

Ebbene a distanza di anni lo devo pur ammettere!
Per produrre l’immagine di questo dolce scelsi di realizzare la glassatura di cioccolato direttamente sulla faccia esterna dello stampo metallico nel quale veniva cotto l’impasto.
Con questo cliente avevo perfezionato un atteggiamento, diciamo così, disinvolto per rappresentare al meglio i suoi prodotti, a causa delle cattive condizioni in cui ci venivano consegnati i dolci, principalmente panettoni, pandori e colombe, con i quali dovevamo realizzare le fotografie per le confezioni. Gli stampi metallici, siliconati all’interno all’esterno ricalcavano alla perfezione le forme del dolce.
Quando dico consegna in cattive condizioni intendo quelle che vedi nella immagine che inviai al cliente per spiegare il mio sconcerto!


È passato del tempo e spero che in Melegatti abbiano messo a fuoco e risolto questo problema perchè ottenere un buon risultato partendo dal peggior contributo possibile significava buttare via soldi per definizione. Ero arrivato a pensare che, prima di spedirmi i dolci, i magazzinieri della industria dolciaria li utilizzassero in partite di calcetto a porticine, tutti contro tutti.
Un giorno, ad un cambio di management, ci fu chiesto uno sconto.
Feci presente la questione: per noi era impossibile caricarci del lavoro di ricostruzione del prodotto, dallo stato pietoso in cui ci arrivava, senza farcelo riconoscere.
Per abbassare i prezzi sarebbe bastato che il cliente avesse cura della propria parte del lavoro. Voglio dire: in negozio la merce arriva perfetta. Se la devo rappresentare al meglio per quale diavolo di motivo mi vengono consegnati prodotti difettati?
Ma spesso i manager guardano solo i numeri ( a proposito: insegnano così alla Bocconi? ) e per definizione il cliente ha sempre ragione: perdemmo il lavoro, ufficialmente perchè troppo cari. Ho fatto un giro sul sito corrente di Melegatti alla voce prodotti e credo di poter dire che è stato meglio così.
Qui sotto un esempio della lavorazione tipo alla quale sottoponevamo gli arrivi.
1. casting del meno peggio
2. spellatura del panettone
3. avvolgimento su un anima cilindrica e stesura della crosta
4. mappatura fotografica di tutte le superfici utili
5. fotografie di fette e farciturE
6. assemblaggio digitale del manufatto ( giorni )

Una volta io e Laura entrammo in un supermercato coi bambini, in periodo natalizio, e ci trovammo davanti ai pallet coi pandori e i panettoni di tutte le marche. C’erano diverse confezioni di Melegatti, che rimane un prodotto meritevolmente vendutissimo, e non nascondo che ero orgoglioso di aver dato il mio contributo. I nostri figli scelsero il dolce più goloso: un pandoro ricoperto di glassa al cioccolato e farcito di crema.
Purtroppo alla apertura, a casa dopo il pranzo di natale, la delusione fu cocente. La superfice di glassatura al cioccolato aromatizzato al photoshop che avevo personalmente spalmato pixel per pixel, non corrispondeva per dimensione esattamente al piccolo spruzzo di vero cioccolato fondente sul dolce reale. Magari fu solo sfortuna, ma mi sono giocato un bel pezzo di credibilità da genitore quel giorno, anche se non andammo poi tanto per il sottile e il dolce fu rapidamente ingurgitato.

In un altra occasione capitai ad una conferenza di un collega, e caro amico, ad una manifestazione Canon. Argomentava sulla fotografia di cibo e con mia sorpresa proiettò una mia immagine di una confezione di panettone Melegatti, tra i più riusciti, con una fetta tagliata, che mostrava le uvette e i canditi magicamente e tatticamente disposti, se si può dire “ad arte”, e apparentemente con dolo, dal sottoscritto. Venni messo alla berlina con tanto di risata generale. Alzai allora la mano e mi dichiarai, senza sentirmi offeso, anzi abbastanza divertito, dato che ho abbastanza pratica nella mia posizione dei paradossi coi quali convivo in questo mestiere. Mi difesi dal punto di vista professionale: il mio cliente aveva pagato per quel “bel” risultato e poteva pretenderlo dal nostro lavoro. Del resto la platea era composta molto probabilmente da accaniti mangiatori di pandoro e panettone e, a meno che tutti acquistassero Melegatti attratti solamente dalla possibilitá di vincere la Maserati Biturbo, c’era qualcosa dentro di loro che tifava per me.

 

 

 

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