ON LOCATION

food on location poster

In questo post ti voglio raccontare uno spaccato dello spettacolare mestiere del fotografo di cibo ( aah che bel lavoro … ) , beninteso, con la coscienza che ogni lavoro ha il suo dietro le quinte, e ce ne sarebbe da raccontare…
Ma ecco cosa può succedere ad un fotografo in esterni.( e così ho la scusa per mostrarti qualche scatto in location che trovi nella galleria al piede del post)

Dimenticavo: i fatti narrati sono tutti rigorosamente accaduti, o accadono di consueto, anche se non necessariamente assieme e con questo accanimento.

Arriviamo a casa della Signora verso le 9 e 30. Con noi non c’è la caporedattrice, che la ha contattata, perchè deve chiudere il numero della rivista. Ci presentiamo in formazione: fotografo, cuoca, trova robe ed assistente ( per non usare neanche un termine anglofono ). La Signora è sorridente e curiosa, e molto gentile. La nostra prima mossa è dare una occhiata in giro, e intanto, come photoshop, caricare in memoria gli ambienti, piazzando mentalmente, tutto ciò che servirá al posto che dovrá occupare. Lí ci piazzo il ferro da stiro ( tocca stirare ).
La cucina è ampia ed è stata ripulita per il nostro arrivo. In genere veniamo trattati come dei super eroi quando arriviamo, gente strana dall’affascinante mestiere, ma, ahimè, come degli alien quando ce ne andiamo.
Dopo le presentazioni iniziamo a scaricare la vettura e a portar dentro borse, scatole e valigette. L’assistente dice faccio io, e giù a testa bassa: sono i soldi meglio spesi.
Caffé? Dice la Signora. L’abbiamo giá preso, ma facciamo il bis anche se é in cialda. Però buono! Di lá intanto si cerca di far disordine nell’ ordine che ci aveva accolto: togliere e spostare, per rimettere solo quello che serve, senza rompere nulla e promettendo di ristabilire la situazione di partenza. Intanto sento sfrigolare in cucina. Che fortuna…stavolta non le tocca cucinare su un étagère, in salotto, come l’ultima volta.
L’unica che ha chiaro il programma della giornata è la persona che fornisce i contenuti. La cuoca. Mentre mi pavoneggio da Super Eroe Dal Volto Umano, tutto di un colpo, ci siamo! È giá pronta la prima ricetta. Si inizia a scattare… ma non c’è niente di pronto. Nemmeno una idea del set: stavamo chiaccherando.
Ci ho messo un attimo a carburare, lo confesso, ma poi ecco che mi calo, da iena, completamente nel lavoro. Non esiste più nient’altro che il risultato, anche se l’aria di rimprovero che grava su di me è, al momento, meritata. Segue qualche foto dell’ambiente, e l’occhio gira a stanare gli angoli che non aveva ancora uploadato.,
All’inizio è una ostentata calma, che poi a regime acquisirá un certo ritmo per poi terminare ad una cadenza forsennata quando la luce andrá scomparendo nel pomeriggio.Dicono, di fatti, che il fotografo lavori in luce ambiente! ” Aah-certo, io….sssolo luce naturale!” Gli hanno sentito dire ammiccante.
Le malelingue dicono che non so usare i flash, oppure che non posso permettermeli, ma non è vero : io li ho lasciati in studio. Intenzionalmente, stiamo intesi.
Il fatto è che il nostro focus è il mood! Il mood e l’appetizing appeal. Quell’aria di reportage, di situazione scoperta per voi dai nostri inviati. Capito?
Improvvisamente è terrore! La redazione non ha ancora mandato tutte le ricette e l’ultima sta arrivando tramite email: peccato che la copertura telefonica sia scarsa. Calma, è tutto sotto controllo. Giá visto!
Adesso facciamo, tranquilli! Vado a telefonare.
La casa è ok, un pò buia ma ok. Però tovaglie, piatti e posate ( etc. etc.) li abbiamo portati noi.
In anticipo, anche se troppo poco in anticipo, le indicazioni per gli accessori ( colore , stile …) sono state partorite e la ricerca di oggetti compiuta, con accuratezza ma a velocitá della luce. Il risultato sono scatoloni in anticamera, pluriball e “patatine” di polistirolo ovunque e non si riesce piú a fare un passo lí attorno.
Si scatta molto, diverse angolature, piccoli spostamenti, vicino , lontano, col cavalletto, e se si puó anche a mano. Ho la fotocamera sotto l’ascella e sbircio nel mio monocolo. A volte mi scappa iI piú paraculo dei gesti da fotografo: le due L con le mani a mimare l’inquadratura.
Ma non ho più i capelli lunghi e codino e la giacca da pescatore e il victorinox in tasca, clichè del fotografo in esterni, perchè ora siamo nel digitale.
I pannelli di schiarita, che si aprono come le tende del decathlon a molla, si agitano come elefanti in una cristalleria. La padrona di casa ci osserva indaffarati, un pò rapita, cercando il momento adatto per piazzare la domanda. La nostra Domanda: “Ma poi … quello che fotografate…lo mangiate?”
Arrivano i bambini da scuola che sono tanto cari, ma piú di tanto non ce li possiamo “godere”. Vengono estradati dopo le presentazioni, in cameretta ma, curiosi faranno capolino appena possono e compaiono in qualche scatto sullo sfondo ( scusa Pier Piero puoi spostarti un attimo – dico io / PierPieroooo, via immediatamente di lí – dice la mamma ). A volte troviamo anche il cane. Il cane è sincero, è attratto dal cibo e raschia con furia la porta oltre la quale é stato confinato . La cuoca / home economist / food stylist ( in ordine di imponibile in fattura ) cervello che fuma , non riesce a concentrarsi per tutte le chiacchere inutili ma necessarie che circolano ed è nervosa e troppo amabile.
In qualche scatto si è deciso di fotografare una persona e, dato che noi ci siamo fotografati giá in altri servizi, e in tutte le salse, questa sará la volta di una studentessa amica di amici, carina e disponibile. I casi sono due, o il servizio é sul verde e lei arriva vestita di fucsia ( ma non c’eravamo detti ecru? ) o non arriva per un qualsiasi contrattempo ( dalla tragedia familiare alla semplice pigrizia, tutto vale ). Si avvera la seconda opzione. La Signora non vuole comparire, ma lo stesso fa la civetta ( poi mi ritoccate? ). Ecco perché servono i modelli, penso. Che sciocco che sono! Ci sono sempre Pier Piero e il fratello Anton Giulio, che vanno addomesticati, ma ci sono. Svelti a vestirsi!
Ad un certo momento inizia a scarseggiare l’attrezzatura, inspiegabilmente. Manca un obiettivo. Ma come? L’ho messo in borsa personalmente. Le pinzette? dove sono le pinzette? E i pennelli devono essere finiti nello stesso posto. Questi servizi sono spesso funestati da pletore di inconvenienti, ma per la gente di studio la location è un “simpatico” diversivo. Per i fotografi del settore é una condanna.
Siamo ancora in corsa. Abbiamo mangiato una piadina seduti sul bracciolo della poltrona e stiamo facendo il conto alla rovescia delle immagini che servono. Il caffé é irrinunciabile anche se in cialda. Però buono!
I telefoni ci martellano per tutto il giorno con offerte telefoniche e promozioni bancarie. Un momento, chiamano dalla redazione, è la caporedattrice: Come va? Bene, ma dobbiamo fare una variante all’ultima ricetta, perché il sedano rapa non era previsto, e qui attorno non si trova. L’ assistente ha fatto due isolati e a trovato i topinambur e le patate…rosse ( meglio dare una alternativa ) Chiedo al direttore e ti chiamo fra un attimo. Vince il Topinambur. Svelti che siamo in ritardo.
Le caporedattrici occupano un posto preciso nella gerarchia familiare. Sono le sorelle maggiori. Il fotografo è il ragazzino monello e il direttore la mamma. L’editore è il babbo, ma non c’è mai.
La padrona di casa ha giá realizzato il suo errore oramai. Mai piú! E guarda cha confusione.
Non troncherá i rapporti con la amica della redazione ma li raffredderá almeno per un pó. A lavoro ultimato nessuno si ricorderá piú di lei e della sua cortesia, e le toccherá comprare tre o quattro mesi di un giornale che non legge, lei che ha la cuoca, per trovare le foto di casa sua, che non riconoscerá perché non avremo fotografato la casa ma del cibo ambientato.
” Peró i ragazzi sono venuti bene ( scheda da 8 giga solo per loro ) anche se continuavano a dirgli di fermarsi che venivano mossi!”
Siamo un pò provati, in dirittura di arrivo, ma è sempre meglio che spalmare il catrame sulle strade. Sono in giardino per l’ultima foto, ed il sole si sta tuffando oltre l’orizzonte, ed accellera apposta. Sono affannato, e non più lucido ( dovevo bere acqua a pranzo, non vino ) e sto sistemando gli ultimi particolari per scattare la doppia pagina.
…..Al rallentatore…. l’assistente inciampa e sciabatta una palettata di sabbia su tutti i cibi. Mi parte un saracco irriferibile anche se sono un lord.
Presto! Dobbiamo ripulire a razzo. Stringiamo i denti. Ce la faremo! Siamo professionisti e siamo votati per questo… E ce la facciamo.
Che corsa!
A fine lavoro peró, dopo aver rifatto i pacchi, pulito la cucina, caricato la vettura e rimesso a posto il salotto ( peccato il gradino di marmo che si é sbeccato ) penso che una volta consegnato il lavoro potrò aspettare con calma l’ordine di lavorazione che arriverá dopo un mese, e poi sará un piacere emettere regolare fattura di cui attendere il pagamento, anche di tutte le spese antcipate, oltre i 150 gg dffm.
Che pace!
Interrotta solo dall’iva da versare comunque, anche se non incassata.
Dai, poteva andare peggio!
Ad esempio potevamo essere solo in due. Fotografo e Cuoca.
Perché per l’assistente non c’erano soldi, per la location ( la Signora ) nemmeno dei fiori, e la trovarobe ci ha affidato i suoi scatoloni dato che non le avrebbero pagato la presenza sul set.
Dai partiamo che abbiamo l’autostrada da fare e se non ci muoviamo arriviamo oltre la mezza. Senti puoi guidare tu? Ma certo! ( !?! )
Alla mattina del Sabato, so che qualcuno sta scrivendo le ricette, e scendo in cortile di casa mia. Sento qualcuno che mi ride dietro: é il portinaio di casa mia, che mi crede un gran fancazzista, perché esco di casa tardi, alle 9… per andare a fare la postproduzione di cento scatti in studio.
Bel mestiere il tuo Lodi, mi dicono in tanti, sempre in giro a ridere e scherzare …

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *