LA MORTE IN TAVOLA E L’OCCHIO CHE TI FISSA

cappone-di-morozzo

Tempo fa vidi una mostra di fotografie scattate in un mattatoio di polli. Era ancora il tempo della fotografia su pellicola e forse non ero ancora fotografo professionista. Quindi si tratta di molto tempo fa.
Il reportage era scioccante e rimasi parecchio impressionato dal trattamento che subiscono gli animali che portiamo nelle nostre pietanze.
Quelle immagini mi sovvengono ora che cerco di affrontare il tema della raffigurazione degli animali nella fotogafia di cibo: come portiamo gli animali morti nelle immagini fotografiche di cucina.
Piú recentemente ho visitato a Tarragona, in Spagna, una mostra del Festival della fotografia di food, erano esposti tutti gli autori che erano in concorso.
La organizzazione era tedesca e molti erano i fotografi del nord europa. Devo dire che le immagini dei fotografi anglosassoni, a proposito di prede culinarie esibite, lasciavano perplessi per la violenza e la crudezza della messa in scena.
Ora, non so se la nostra presunta sensibilitá é in fondo velata di ipocrisia. Personalmente affronto il mio lavoro cercando, in questi casi, di mitigare l’effetto cadavere col quale inevitabilmente si devono fare i conti.
Esiste una pratica abbastanza diffusa al proposito, una specie di protocollo. Un escamotage su tutti é quello di nascondere con una scena il piú possibile casuale ( una foglia caduta di un erba aromatica ) l’occhio della vittima: l’occhio immobile e vitreo che ti fissa dalla pagina. Un altro espediente é quello di rifarsi a pose classiche della natura morta pittorica, come nel caso delle selvaggine dal collo posato ad arte sul tavolo di marmo del cinquecento. I pesci sono meno difficili, sembra, ma forse subentra anche un senso di lontananza: dopotutto non sono mammiferi.
Qualche hanno fa mi fece molta impressione l’osservazione da vicino di un maialino da latte con la sua pelle quasi umana, da poppante. Mi augurai di non dovere mai farne soggetto di una fotografia, ma se capiterá é probabile che diventi finalmente completamente vegetariano. Proprio con un maialino si esercitava un collega del nord europa nella mostra che ho citato e non vado oltre per decenza.
Al pollame da portata natalizio bisognerebbe riservare un discorso a parte. Gli itali usi portano questa “lecornia” sulle tavole, come a pasqua gli agnelli ( come dimenticarli ? ) Solo che gli animali da cortile, nel piatto di portata, si rappresentano con la loro intera fisionomia, ben riconoscibile al centro del contorno di patate arrosto. Mi é capitato di dovere raffigurarne uno speciale, il cappone di Morozzo (D.O.P.) , che mi ha stimolato la riflessione oggetto di questo post. In genere il cappone viene commercializzato giá privato di collo e zampe, anche se si compra in polleria, per non parlare della confezionatura da supermercato in vassoio di polistirolo, sotto plastica, quasi un oggetto/cibo dalla percezione della animalitá falsata. Il cappone di Morozzo invece, come puoi leggere su Sale e Pepe di questo mese, é un animale speciale nel suo genere: una prelibatezza di razza, allevato per diventare una pietanza di un certo pregio. Nella fotografia che ho consegnato alla rivista ho quindi lasciato le zampe, con tanto di anellino metallico di controllo qualitá del prodotto, con l’idea che la loro vista qualificasse il prodotto e che risultasse tollerabile. Beh, ho fatto la figura dell’ insensibile, quasi compiaciuto della violenza della immagine. Avevo giocato tutto su una rilettura contemporanea delle immagini classiche, in chiave alta invece che nella penombra e con una ambientazione da cucina. La foto non risultava per la nostra sensibilitá pubblicabile, infatti, ed ho dovuto rimediare con un magheggio di fotoritocco al fatto di non avere pensato per tempo e con piú attenzione all’argomento.
A proposito della sensibilitá, trai miei piú prossimi annovero animi vegetariani ma anche carnivori piú che sensibili, che faticano a mangiare ad esempio il pesce a forma di pesce o altri animali riconoscibili nella loro fisionomia ( ad esempio le rane ), o anche carne di animali ai quali attribuiamo una speciale dignitá ( cavallo, giovani agnelli o capretti ): li capisco e idealmente li condivido. Come ho potuto.
A margine mi permetto di postare una piccola galleria della UBIK maniera sperando di non urtare: é uno sporco mestiere ma qualcuno deve farlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *