FENOMENOLOGIA DEL CACCHINO

mazzo di agli freschi

I fotografi odiano scontornare? Si. Per quanto mi riguarda lo affermo con sicurezza, e tengo sottomano il contatto di certi operatori specializzati. Tutto ciò anche se devo riconoscere che per anni la fotografia scontornata é stata una parte significativa del mio lavoro.
Sto parlando in particolare di un progetto grafico, la Buona Cucina di Pratica, in edicola nel Paleoanalogico, che prevedeva di intervallare, in lunghi articoli e ricette, piccole composizioni curate di ingredienti, che andassero ad interrompere la pagina, che sarebbe stata altrimenti di solo testo.
In questo modo tutto risultava molto più leggero, leggibile e “digeribile”.
Avevo coniato un termine “tecnico” condiviso con art director e grafici della rivista, per questo tipo di fotografia: il Cacchino.
Il Cacchino, di per se, è una miniatura, ma non per questo é una fotografia da tirar via, o un contributo di serie B.
Alcune regole.
Innanzitutto nella pagina l’illuminazione dei vari elementi deve essere coerente. Cacchini di seconda e terza scelta vengono scelti da archivi disparati con luci ( dure o morbide ) e ombre dalle direzioni differenti. Ma non è un bel vedere.
I miei Cacchini hanno sempre avuto una luce radente ma morbida, dall’alto a sinistra, per favorirne la lettura; un punto di vista in pianta, zenitale; una composizione attenta che li facessere cogliere al volo.
Lavorando su un piano bianco anche lo scontorno poteva essere morbido e con l’ombra di appoggio, lavorazione indolore, che era affidata ai grafici impaginatori.
Il vero cuore della produzione di cacchini è la composizione.
Intanto vanno evitatate come la peste la confusione e l’abbondanza. Il cacchino deve essere semplice e di immediata lettura. Le linee di composizione tangenti o che confondono le forme vanno abolite. Elementi non bene riconoscibili al primo sguardo vanno esclusi. Accostare colori vivaci aiuta ad alleggerire il monocromatismo della pagina di caratteri tipografici. Attenzione anche alla compattezza.
Ogni spazio, all’interno della composizione, é un buco nei toni scuri di un ombra o un vuoto se in luce.
Ho un buon consiglio se ti volessi cimentare: ottimo esempio per orientarsi ed imparare le relazioni tra le forme in composizione è la calligrafia orientale per ideogrammi, che ha una eleganza intrinseca.
Un pò di fantasia ed un certo margine di libertà aiutano a risolvere situazioni a volte “spinose”. Se hai solo due zucchine da trattare potresti trovarti in difficoltà: le tue linee di composizione hanno a disposizione solo due segmenti che si possono o incrociare, o toccarsi o stare distanti. Un pò poco! Se non potessimo aggiungere altri elementi coerenti saresti nei guai: ad esempio erbe aromatiche, un attrezzo, un taglio a rondelle, un piccolo tagliere…
La cultura del Cacchino arriva dalla forma libro illustrato/erbario che usa molto la fotografia in pianta di gusto scientifico e descrittivo, ed é stata usata, oltre che in Buona Cucina, in diversi progetti di riviste di qualche anno fa. Ma non è detto che questo tipo di design non si ripresenti anche su media nuovi e provi ad usare i Cacchini, ad esempio, sottoforma di bottoni per web link o altro. Le riprese in pianta, dalla innata eleganza, intanto, si ricominciano a vedere pubblicate…
Chissà!!!
… Anzi dirò di più: il Cacchino non è mai morto.

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