FOOD PHOTO FESTIVAL 2019

A dicembre ho presentato una serie di immagini al Food Photo Festival 2019 che quest anno viene organizzato in Danimarca, dal 4 al 7 Giugno a Vejle. Ci ero stato qualche anno fa, quando si tenne a Tarragona, in Spagna, e la situazione mi era sembrata simpatica, ben organizzata ed interessante. L’impronta del festival è nordeuropea, rigorosa e ricca di conferenze e stimoli artistici e professionali. In questi giorni è arrivata la risposta che mi accetta come contributor. Quest’anno ho deciso di presentare la serie sui pesci che è il mio appuntamento mensile sulle pagine di Sale&Pepe, alla rubrica Tecniche. Si tratta di un progetto personale che cerco di giocare con un filo di ironia sdrammatizzante, tra cucina e mare, come questo duello cavalleresco tra moscardino e polpo attorno ad un posto tavola. Queste immagini cercano di uscire dal corpo della rivista, per impianto estetico in pianta con un intento narrativo, ed introducono con un gioco l’argomento gastronomico, con l’intento, neanche troppo segreto, di fermare lo scroll. Se vuoi vedere una anteprima, tenendo presente che il lavoro in realtà è tuttora in corso, sul mio sito ho chiamato le pagine che presentano questo lavoro “Pesci spiaggiati sulla riva dei pixel” ( 1 e 2 ).

ANCORA A SCUOLA

È la seconda volta quest anno che salgo con la automobile carica di impianto luci led, stativi, cavalletto, ipad-pro e fotocamera su su per le montagne trentine fino ad Ossana, in provincia di Trento, dove la scuola alberghiera mi ha invitato ad illustrare agli studenti di quarta questo strano mestiere della fotografia di cibo.Tutto arriva dall’idea, che ebbi qualche anno fa, di mostrare le opportunità di questo settore agli studenti dell’alberghiero dove studiava mio figlio Diego, con il segreto proposito di aprire il loro orizzonte anche sulla comunicazione del cibo. Avevo delle immagini già stampate e pensavo di offrirle alla scuola invece di tenerle a far polvere in uno scaffale, ma successe che il vicepreside della scuola di Milano perse per due volte la mia email ( ? ) ed alla fine giudicai la mia proposta di scarso interesse. In Val di Sole invece, qualche anno dopo, ci sono arrivato tramite due trentini: Sofia che conobbi quando si interessò ad uno stage da Ubik per approfondire la sua passione fotografica, e Sergio, il suo compagno. Insieme gestiscono Saluteducazione che organizza laboratori didattici di educazione alla salute ad ai media, in collaborazione con scuole ed associazioni, ed hanno tutta la mia ammirazione per la serietà e l’importanza dei temi che propongono ai ragazzi. La mia idea così ha viaggiato nei discorsi tra di noi fino ad arrivare all’ Enaip di Ossana, e posso dire, dopo la seconda edizione, che questa piccola iniziativa, piena di senso però, ha riscosso la soddisfazione di tutti. A novembre durante la mattinata, dopo una piccola introduzione di Ubik-immagini, abbiamo montato un set fotografico con le preparazioni che gli studenti avevano approntato in cucina il giorno prima, e nel pomeriggio abbiamo coinvolto gli insegnanti dietro e davanti la fotocamera per mostrare quanto sia importante il lavoro sul set, fuori dal riquadro dell’immagine, per ottenere una buona fotografia.Preparare il cibo per una fotografia è un lavoro particolare che mette a volte davanti a dilemmi inaspettati, a partire dal punto di vista per arrivare alla illuminazione che deve descrivere, e a qualche trucco del mestiere che esalti i dettagli. Il tutto è stato illustrato su un set semplicissimo, con una luce laterale diffusa da un frost, ricavato nell’aula magna con l’aiuto della proiezione video immediata dei file scattati. Ho fatto persino un accenno di editing su Lightroom! La vera soddisfazione della prima parte della giornata è stata quella di catturare la attenzione e la partecipazione dei ragazzi che si sono dimostrati molto interessati. Dopo tutto coi loro telefoni cellullari gestiscono le loro pagine instagram e normalmente pubblicano le loro preparazioni più riuscite. La fotografia avvicina le generazioni.Devo dire, che, ogni giorno questi ragazzi producono con le loro mani, piatti deliziosi, di ogni tipo. Menù interi, dall’antipasto al dolce, che ho assaggiato al ristorante dell’istituto: di qualità al di là della fotogenia. Nel pomeriggio coi docenti ci si è immaginati anche come sviluppare la collaborazione. E visto che siamo gente di idee, quella di quest anno è di fornire alla scuola un piccolo set stabile a prova di fotocamera del cellulare, che possa coinvolgere i ragazzi anche nella comunicazione del loro lavoro di classe , favorendo la partecipazione ed il programma didattico. Il prossimo anno potrei ospitare anche la quarta in studio quando cala a Milano a provare i ristoranti più in vista della città, e mostrare una struttura un po’ meno da campo e al passo coi tempi. Fin dove si può spingere l’aggiornamento professionale?

BRUTTI MA BUONI

Scorfano e gallinella passano per essere tra i pesci più brutti e pericolosi, rossi e tutti irti di dolorosi pungiglioni, ma io li adoro. Devo ammettere che li adoro anche in guazzetto e questa bontà è una debolezza, uno dei motivi per cui non riesco ad essere vegetariano ed uno dei motivi per acquistare Sale&Pepe di questo mese. Mostri marini che in natura seminano il terrore fra le loro prede, hanno una espressività fuori dal comune, da primi attori e, a dispetto del fatto che sotto la superficie marina passano l’esistenza nascondendosi in anfratti, sulle pagine della rivista ho usato l’acqua per rivelare la loro straordinaria presenza come in un caleidoscopio di specchi, tra le bolle e gli effetti di ingrandimento e deformazione della luce attraverso i liquidi.
Quando è stato tutto pronto per lo scatto ho chiesto quella espressione serafica, autorevole, che non vuole essere minacciosa, da predatori professionisti, ed ho fatto partire il flash… ma le bolle non volevano stare ferme.

Per altri scatti del servizio tecniche/pesci clicca QUI

A DOMANDA RISPONDE

Le due domande che mi capita di ascoltare più spesso a proposito della mia professione sono queste:

– Ma dopo le fotografie i cibi fotografati li mangiate?

– Ma è vero che il cibo che fotografate è tutto finto?

La risposta, é lampante non puó essere SI ad entrambe, pena una cattiva digestione, e di fatti non puó essere che articolata in relazione all’intento che le immagini hanno.

Ma per non fare di questo post un noioso trattato non parleró delle immagini di prodotti alimentari in commercio, che possono essere pubblicizzati su qualsiasi media o sul posto vendita, o ritratti sulle confezioni. In questo campo l’intervento di resa del prodotto puó contenere artifici, a volte anche importanti, ed in genere il cibo preparato non viene consumato, ma é anche vero che con i mezzi di ritocco fotografico a disposizione si preferisce, in fotografia, sempre piú partire dal vero.

Nella fotografia di cibo editoriale invece, per riviste in edicola, libri di cucina, blog e web magazine on line, rappresentiamo preparazioni appetitose ed invitanti la cui immagine di norma si riferisce a ricette presentate schematicamente in maniera che sia facile realizzarle a casa, oppure a reportage presso ristoranti di un certo interesse.

Quasi mai gli interventi vanno a detrimento della edibilitá del cibo che perció si puó consumare.

A questo proposito quella che sto per fare é una confessione che si riferisce alla foto del post come ho annunciato nella intervista a Live Social di Radio Lombardia. Ho dovuto andarmi a cercare la fotografia nell’archivio della pellicole piane perché si tratta di uno scatto di qualche tempo fa, e con un pó di fortuna, la ho ritrovata. Si tratta infatti di una eccezione all regola, tra le immagini che trovi sulle riviste.

Il pollo della foto potrebbe essere un cappone per un occasione importante, ed andava ad aprire un servizio sul tema della cottura arrosto. L’idea della fotografia, in campo editoriale, é demandata nella stragrande maggioranza dei casi al fotografo, per cui decidetti di ambientare la preparazione nella fase di cottura in un forno costruito apposta per i nostri scopi e che avremmo potuto facilmente illuminare anche internamente. Ottenemmo in prestito il portello di ghisa da un negozio di camini che fu ringraziato sulla rivista ( La Buona Cucina di Pratica ) e costruimmo un semplice set con quinte parallele come in un teatrino.

La preparazione del pollo mi preoccupava perché in cottura i grassi della pelle la fanno deformare, brunire a volte eccessivamente e spesso rompere, e devo ricordare che la foto appartiene all’era analogica, cioé delle fotografie in pellicola, per cui il risultato non sarebbe stato manipolato o aggiustato al computer.

Ma la food stylist sapeva come fare.

La food stylist od home economist di quel servizio è una persona di grande esperienza, con la quale collaboro ancor oggi, ma al tempo del pollo eravamo entrambi pressoché esordienti.

Il suo mestiere é preparare i cibi per le riprese fotografiche e video ed, in genere, per le riviste non capita di fingere granché, ma di avere la attenzione al dettaglio e la cura di come la ricetta apparirá, piuttosto che al sapore. Attenzione quindi: sale e zucchero potrebbero mancare!

La tecnica che usó mi lasció di sasso.

Ho chiesto il permesso di svelarti questo segreto perché nel nostro mestiere le soluzioni sono spesso personali e frutto di un lavoro che richiede studio, prove ed in definitiva il giusto rispetto. Ma va detto che dopo quella occasione di tanti anni fa non ho più visto usare questo trucco mentre ad una ricerca online non è difficile trovarne altri ( anche se un po’ datati )

Per prima cosa fece sbollentare il pollo in maniera che la pelle assumesse un aspetto cotto e con qualche spillo invisibile la tiró per bene, che fosse ben tesa, dopodiché tiró fuori una boccetta ed un pennello e magicamente dipinse il pollo bollito che assunse il colore che vedi, cioé di un perfetto pollo arrosto. Il prodotto che usó era un disinfettante colorato di altri tempi inventato nel 1908 da Antonio Grossich per sterilizzare ferite: tintura di iodio. L’operazione fu rifinita con una abbondante ripassata di olio, sempre a pennello, a dare lucentezza, che portó ad un eccellente risultato.

Ovviamente in questo specifico caso era tutto finto e la carne non fu piú commestibile.


QUEEQUEG

Due piccoli dietro le quinte su questa fotografia.

1

Nelle liti tra giornalisti di parte avversa i toni sanno riscaldarsi in un attimo :“ …hai capito perchè il Corriere della Sera serve solo per incartarci il pesce!!!”. È stato questo epiteto, destinato a rimanermi in testa per la sua coloritura, a ritornare a galla mesi dopo ed a suggerirmi di usare nobili carte nautiche per ambientare l’apertura del servizio di Sale&Pepe sui merluzzi.

Le carte in realtà sono riproduzioni storiche di proiezioni di Mercatore, e cioè strumenti di navigazione per il braccio di mare attorno a Cape Cod, nel New England che è un luogo avvolto nel mito dei racconti di mare. Per intenderci e da Cape Cod che proveniva Queequeg e metà dell’equipaggio del Pequod, la nave baleniera del romanzo di Melville “Moby Dick”, ed in definitiva Cape Cod significa Capo Merluzzo, cosicchè, a parte la fascinazione, ho chiuso il cerchio: con le carte nautiche ci ho incartato il pesce.

2

La notizia che a Milano il merluzzo arriva senza testa invece è capitata come un fulmine a ciel sereno giusto la mattina in cui le fotografie erano programmate. La ricerca aveva dato ovunque la medesima risposta: la testa viene tolta agli animali di una certa dimensione, appena pescati, già sul peschereccio. Per questo motivo la mia piccola ambientazione doveva sapere di pescheria e non di animali appena catturati o in libertà, come ci piace a volte suggerire dribblando il necessario imbarazzo esistenziale. Nella foto compaiono anche naselli, che sono speci affini al più pregiato merluzzo, che nel numero di dicembre di Sale&Pepe abbiamo replicato come stocafisso e baccalà ( ma è sempre lui ). Purtroppo una depigmentazione del manto dell’attore principale che mi pareva aggiungere distrazione all’immagine, mi ha costretto ad una postproduzione abbastanza laboriosa per uno scatto editoriale. Del resto semplificare ed escludere elementi fuorvianti è sempre una buona ricetta per una composizione efficace.