ANCORA A SCUOLA

È la seconda volta quest anno che salgo con la automobile carica di impianto luci led, stativi, cavalletto, ipad-pro e fotocamera su su per le montagne trentine fino ad Ossana, in provincia di Trento, dove la scuola alberghiera mi ha invitato ad illustrare agli studenti di quarta questo strano mestiere della fotografia di cibo.Tutto arriva dall’idea, che ebbi qualche anno fa, di mostrare le opportunità di questo settore agli studenti dell’alberghiero dove studiava mio figlio Diego, con il segreto proposito di aprire il loro orizzonte anche sulla comunicazione del cibo. Avevo delle immagini già stampate e pensavo di offrirle alla scuola invece di tenerle a far polvere in uno scaffale, ma successe che il vicepreside della scuola di Milano perse per due volte la mia email ( ? ) ed alla fine giudicai la mia proposta di scarso interesse. In Val di Sole invece, qualche anno dopo, ci sono arrivato tramite due trentini: Sofia che conobbi quando si interessò ad uno stage da Ubik per approfondire la sua passione fotografica, e Sergio, il suo compagno. Insieme gestiscono Saluteducazione che organizza laboratori didattici di educazione alla salute ad ai media, in collaborazione con scuole ed associazioni, ed hanno tutta la mia ammirazione per la serietà e l’importanza dei temi che propongono ai ragazzi. La mia idea così ha viaggiato nei discorsi tra di noi fino ad arrivare all’ Enaip di Ossana, e posso dire, dopo la seconda edizione, che questa piccola iniziativa, piena di senso però, ha riscosso la soddisfazione di tutti. A novembre durante la mattinata, dopo una piccola introduzione di Ubik-immagini, abbiamo montato un set fotografico con le preparazioni che gli studenti avevano approntato in cucina il giorno prima, e nel pomeriggio abbiamo coinvolto gli insegnanti dietro e davanti la fotocamera per mostrare quanto sia importante il lavoro sul set, fuori dal riquadro dell’immagine, per ottenere una buona fotografia.Preparare il cibo per una fotografia è un lavoro particolare che mette a volte davanti a dilemmi inaspettati, a partire dal punto di vista per arrivare alla illuminazione che deve descrivere, e a qualche trucco del mestiere che esalti i dettagli. Il tutto è stato illustrato su un set semplicissimo, con una luce laterale diffusa da un frost, ricavato nell’aula magna con l’aiuto della proiezione video immediata dei file scattati. Ho fatto persino un accenno di editing su Lightroom! La vera soddisfazione della prima parte della giornata è stata quella di catturare la attenzione e la partecipazione dei ragazzi che si sono dimostrati molto interessati. Dopo tutto coi loro telefoni cellullari gestiscono le loro pagine instagram e normalmente pubblicano le loro preparazioni più riuscite. La fotografia avvicina le generazioni.Devo dire, che, ogni giorno questi ragazzi producono con le loro mani, piatti deliziosi, di ogni tipo. Menù interi, dall’antipasto al dolce, che ho assaggiato al ristorante dell’istituto: di qualità al di là della fotogenia. Nel pomeriggio coi docenti ci si è immaginati anche come sviluppare la collaborazione. E visto che siamo gente di idee, quella di quest anno è di fornire alla scuola un piccolo set stabile a prova di fotocamera del cellulare, che possa coinvolgere i ragazzi anche nella comunicazione del loro lavoro di classe , favorendo la partecipazione ed il programma didattico. Il prossimo anno potrei ospitare anche la quarta in studio quando cala a Milano a provare i ristoranti più in vista della città, e mostrare una struttura un po’ meno da campo e al passo coi tempi. Fin dove si può spingere l’aggiornamento professionale?

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